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mercoledì 18 gennaio 2012

L'Italia pre-unitaria
Nel milleottocento l'Italia non era unita come la conosciamo oggi, ma divisa in tanti piccoli stati: il Regno Lombardo-Veneto, il Regno di Sardegna, lo Stato della Chiesa e il Regno delle Due Sicilie, i Ducati di Modena, Massa e Carrara, di Lucca e di Parma, il Granducato di Toscana.
Buona parte dei territori del nord e del centro, fatta eccezione per il Regno di Sardegna che era governato dal Re Vittorio Emanuele I, erano sottomessi all'Austria. Questa situazione rendeva l'Italia una penisola poco sviluppata ed economicamente arretrata rispetto agli altri stati Europei.
Il risorgimento e le società segrete
In questo clima iniziò il Risorgimento, cioè il periodo in cui gli abitanti della Penisola diedero vita alle iniziative per la sua riunificazione. Le persone che s'impegnarono per perseguire l'idea dell'Unità d'Italia si chiamavano patrioti. Ma queste idee di liberazione non potevano circolare liberamente e quindi i patrioti si riunirono in società segrete.  La principale società segreta di quel periodo fu la Carboneria e i suoi componenti si chiavano Carbonari. Svolgevano le loro attività di nascosto per evitare che gli austriaci li arrestassero e imprigionassero. Di tutti i patrioti che s'impegnarono nel periodo risorgimentale si ricordano in particolare Silvio Pellico, lo scrittore di "Le mie prigioni" il racconto del  periodo in cui fu prigioniero degli austriaci e Giuseppe Mazzini che fondò la Giovine Italia mentre era in esilio in Spagna, che auspicava un Italia indipendente e repubblicana.

I moti rivoluzionari e le tre guerre d'indipendenza
L'unificazione non fu un processo pacifico, ma la conseguenza dei moti rivoluzionari, cioè le battaglie contro lo straniero. Ma i moti non bastarono e furono necessarie tre guerre d'Indipendenza per giungere all'Unità d'Italia.
La prima guerra d'indipendenza scoppiò nel 1848, il re di Sardegna, Carlo Alberto, su richiesta dei patrioti Lombardi dichiarò guerra all'Austria, inizialmente vittorioso fu poi sconfitto e dovette lasciare il regno al figlio Vittorio Emanuele II.
La seconda guerra d'Indipendenza scoppio nel 1859 ed ebbe come conseguenza la liberazione della Lombardia e della Sicilia. La liberazione della Sicilia avvenne con l'azione di Giuseppe Garibaldi che aveva un esercito di mille uomini, l'impresa è ricordata come la "Spedizione dei mille". Nel 1861 venne dichiarato il regno d'Italia con capitale Torino.
Ma l'Italia non era ancora del tutto liberata: mancavano il Veneto e il Lazio. Con la terza guerra d'Indipendenza fu liberato il Veneto e ancora restava il Lazio. Nel 1871 i bersaglieri giunsero a Roma e aprendosi una breccia nelle Mura della città liberarono Roma. Con lo spostamento della capitale a Roma fu così completato il processo di Unità.
Storia della Lingua Italiana
L'italiano è una lingua romanza, diretta erede del latino, basata sul fiorentino letterario usato nel Trecento, appartenente al gruppo italico della famiglia delle lingue indoeuropee.
L'italiano modello convive anche in Italia con un gran numero di idiomi neo-romanzi e ha diverse varianti regionali, per via dell'influenza che su di esso esercitano le lingue regionali. Le lingue regionali tuttavia vengono parlate parallelamente alla lingua standard.
L'italiano è lingua ufficiale dell'Italia, di San Marino, della Svizzera (insieme al tedesco, al francese e al romancio), della Città del Vaticano (insieme al latino) e del Sovrano Militare Ordine di Malta. È seconda lingua ufficiale, dopo il croato, nella Regione Istriana (Croazia) e, dopo lo sloveno, nelle città di Pirano, Isola d'Istria e Capodistria in Slovenia.
L'italiano è una delle ventitré lingue ufficiali dell'Unione europea. È inoltre diffuso in alcune aree Pensare all'italiano come ad una filiazione diretta dal latino può risultare semplicistico e approssimativo: l'italiano è di fatto la stessa "lingua parlata" dei Romani, che attraverso una lunga evoluzione, è diventata l'italiano odierno. In altre parole, già in epoca classica esisteva un latino "volgare", pervenutoci attraverso testi non letterari, graffiti, iscrizioni non ufficiali o testi letterari attenti a riprodurre la lingua parlata, come accade spesso nella commedia.
Esisteva poi un latino "letterario", quello adottato dagli scrittori classici e legato alla lingua scritta, ma anche alla lingua parlata dai ceti socialmente più rilevanti e più colti.
A partire dal III secolo d.C., il Cristianesimo introdusse nella lingua latina nuovi significati e nuove esigenze pratiche. Queste nuove prospettive significarono anche un deciso passo verso l'incontro di lingua parlata e lingua scritta: autori come Ambrogio, Girolamo e Agostino adottarono nei loro scritti la lingua del popolo, la lingua di uso quotidiano, introducendo così, e con maggiore forza che in passato, altri elementi dialettali.
Con la caduta dell'Impero romano e la formazione dei regni romano-barbarici, si assiste ad una sorta di sclerotizzazione del latino scritto (che diviene lingua amministrativa e scolastica), mentre il latino parlato si fonde sempre più intimamente con i dialetti dei popoli latinizzati, dando vita alle lingue neolatine, tra cui l'italiano.
Gli storici della lingua etichettano le parlate che si svilupparono in questo modo in Italia durante il Medioevo come volgari italiani, al plurale, e non ancora lingua italiana. Le testimonianze disponibili mostrano infatti marcate differenze tra le parlate delle diverse zone mentre manca un comune modello volgare di riferimento.
Il primo documento di uso di un volgare italiano è invece un placito notarile, conservato nell'abbazia di Montecassino, proveniente dal principato longobardo di Capua e risalente al 960: è il Placito cassinese (detto anche Placito di Capua), che in sostanza è una testimonianza giurata di un abitante circa una lite sui confini di proprietà tra il monastero benedettino di Capua afferente al Benedettini dell'abbazia di Montecassino e un piccolo feudo vicino, il quale aveva ingiustamente occupato una parte del territorio dell'abbazia: Sao ko kelle terre per kelle fini que ki contene trenta anni le possette parte Sancti Benedicti. È una frase soltanto, che tuttavia per svariati motivi può essere considerata ormai volgare e non più latina: i casi (salvo il genitivo Sancti Benedicti, che riprende la dizione del latino ecclesiastico) sono scomparsi, sono presenti la congiunzione ko ("che") e il dimostrativo kelle ("quelle"), morfologicamente il verbo sao (dal latino sapio) è prossimo alla forma italiana ecc. Questo documento è seguito a brevissima distanza da altri placiti provenienti dalla stessa area geografico-linguistica, come il Placito di Sessa Aurunca e il Placito di Teano.
Uno dei primi casi di diffusione sovraregionale della lingua è la poesia della scuola siciliana, scritta verosimilmente in volgare siciliano da numerosi poeti (non tutti siciliani) attivi prima della metà del Duecento nell'ambiente della corte imperiale. Alcuni tratti linguistici con questa origine vennero adottati anche dagli scrittori toscani delle generazioni successive e si sono mantenuti per secoli nella lingua poetica italiana: dalle forme monottongate come core e loco ai condizionali in -ia (saria per sarebbe).
dei paesi mediterranei e nelle comunità di origine italiana nei diversi continenti.



giovedì 17 novembre 2011

Leve e apparato locomotore

Una leva è una macchina semplice, un dispositivo costruito dall'uomo per vincere mediante una forza, detta motrice, un'altra forza detta resistente.
Lo scopo delle leve primordiali era quello di amplificare la forza umana permettendo di svolgere lavori non consentiti dal semplice impiego della forza muscolare.

Le leve obbediscono ad un principio fisico abbastanza semplice:
il sistema è in equilibrio se la risultante dei momenti delle due forze è nulla.
In fisica il momento di una forza rispetto ad un centro è espresso da un vettore di modulo pari al prodotto della intensità della forza per la lunghezza del suo braccio (distanza della retta d'azione della forza dal fulcro).

M OMENTO = F ORZA x   b raccio

Se la risultante dei momenti deve essere nulla (affinché il sistema si trovi in equilibrio) allora:

M FORZA IN ENTRATA = M FORZA IN USCITA

F x b   = F' x b'

Oppure esprimendo la relazione in altri termini si può affermare:

F: F'  =b':b


Pertanto il rapporto tra le forze dev'essere uguale al rapporto inverso tra i bracci.
Se b è 10 volte maggiore di b' (b=10b') affinché il sistema rimanga in equilibrio F dovrà essere 10 volte minore (F=1/10F').

Abbiamo dunque creato una leva vantaggiosa: immaginiamo che la forza F' sia rappresentata dalla forza peso di un masso di 100 kg, per sollevarlo occorrerà, semplicemente applicare una forza F>10 kg (> di 1/10 della forza peso):

Diamo ora la definizione di leva vantaggiosa: una leva si dice vantaggiosa quando in condizioni di equilibrio la forza motrice è minore di quella resistente (proprio come nel caso appena descritto).
Tuttavia una leva può anche essere svantaggiosa nel caso la forza motrice sia maggiore della resistente.
Infine una leva è neutra o indifferente quando la forza motrice è uguale a quella resistente.

LEVA DI PRIMO TIPO:

una leva è di primo tipo o di prima specie se il fulcro si trova tra la forza motrice e la forza resistente. A sua volta la leva di primo tipo può essere vantaggiosa se la forza motrice è più distante dal fulcro della forza resistente oppure, nel caso contrario, svantaggiosa.


Sono leve di primo tipo il piede di porco, le forbici, le tenaglie ecc.

LEVA DI SECONDO TIPO:

una leva si dice di secondo tipo o di seconda specie se il fulcro si trova dalla stessa parte della forza motrice e della forza resistente, allo stesso tempo occorre che la forza motrice sia più distante dal fulcro rispetto alla resistente. Si deduce quindi che le leve di secondo tipo sono sempre vantaggiose.


Sono leve di secondo tipo la carriola lo schiaccianoci l'apribottiglie.

LEVA DI TERZO TIPO:

una leva è di terzo tipo o di terza specie se il fulcro si trova dalla stessa parte della forza motrice e della forza resistente, allo stesso tempo occorre che la forza motrice sia più vicina al fulcro rispetto alla resistente. Si deduce quindi che le leve di terzo tipo sono sempre svantaggiose.


Sono leve di terzo tipo le pinze.

Anche i muscoli del nostro corpo, inseriti sulle ossa, sono dal punto di vista fisico delle leve. In figura è rappresentata la flessione dell'avambraccio ad opera del muscolo bicipite brachiale.

Questo è un classico esempio di leva di terzo tipo, che come abbiamo detto è sempre svantaggiosa. Essendo più corto il braccio di leva, la forza sviluppata dal muscolo bicipite deve essere di gran lunga superiore rispetto alla forza peso della palla che si tiene sulla mano. Questo tipo di leva, permette però una grande ampiezza e rapidità di movimento.
In fisica si parla infatti di vantaggio statico e di vantaggio dinamico. Si ha un vantaggio statico, quando impiegando una minore forza motrice si può vincere una maggiore forza resistente (leva vantaggiosa), in questo caso però la velocità e l'ampiezza del movimento sono piccole, si ha quindi uno svantaggio dinamico.
Automaticamente uno svantaggio statico (leva svantaggiosa) permette una maggiore velocità e ampiezza di movimento, cioè un vantaggio dinamico.

VANTAGGIO STATICO = SVANTAGGIO DINAMICO
SVANTAGGIO STATICO = VANTAGGIO DINAMICO

La flessione plantare del piede con gli arti inferiori estesi è un esempio di leva di secondo genere.


Resistenza (peso) e forza (muscolo) si trovano dalla medesima parte rispetto al fulcro, la forza motrice è più lontana e pertanto la leva è vantaggiosa. L'inserzione molto arretrata del tricipite surale facilita dunque il movimento.
Tutto l'apparato locomotore è basato su un sistema di leve. Pertanto, ogni volta  che c'è movimento, si produce una leva che può essere di primo, di secondo o di terzo tipo. Nel corpo umano le leve più frequenti sono quelle del primo e del terzo tipo, mentre le leve vantaggiose di terzo tipo sono molto rare.
Tuttavia il corpo umano utilizza alcuni elementi in grado di facilitare l'azione dei muscoli. E' il caso, per esempio, della rotula che spostando anteriormente la forza di trazione del quadricipite ne accresce l'efficacia.
L’apparato Locomotore
Il movimento dell’essere umano avviene attraverso un insieme di strutture
anatomiche ben collegate tra loro, che prende il nome di apparato locomotore.
Esso è costituito da una componente passiva: l’apparato scheletrico, e da una
componente attiva: il sistema muscolare.
L’apparato scheletrico
L’apparato scheletrico umano è formato da ossa e da articolazioni e svolge la
funzione di: protezione, sostegno, movimento.
La funzione protettiva consiste nel difendere i più importanti organi interni. Il cranio
ad esempio protegge il cervello, la cassa toracica protegge cuore e polmoni, la
colonna vertebrale difende il midollo spinale ecc.
La funzione di sostegno consiste nel dare stabilità al corpo e posizionarlo in modo
adeguato nello spazio.
Il movimento del corpo è possibile grazie all’azione sinergica dei muscoli inseriti
sulle ossa e dalle articolazioni.
Classificazione delle ossa
In base alla loro forma le ossa si dividono in:
- Ossa lunghe: con funzione generalmente di sostegno, la lunghezza prevale
sulla larghezza ( femore, omero, radio, ulna, tibia, perone ecc)
- Ossa piatte: delimitano le cavità del corpo umano, hanno funzioni protettive
(scapole, ossa iliache, ossa della volta cranica ecc.)
- Ossa corte: sono le ossa terminali degli arti (falangi, ossa del carpo) ma anche
le vertebre. Sono strutturate in modo da assicurare solidità e movimento.
Le articolazioni
Le singole ossa sono collegate tra loro attraverso le articolazioni. Secondo l’ampiezza
dei movimenti che permettono, le articolazioni si suddividono in:
- Articolazioni fisse: chiamate anche suture, si trovano tra le ossa del cranio,
non hanno mobilità ma solo elasticità. La loro funzione e di proteggere il
cervello.
- Articolazioni semimobili: consentono una mobilità limitata, come quelle tra le
vertebre della colonna vertebrale
- Articolazioni mobili: sono le più numerose, consentono movimenti ampi,
come ad esempio la scapolo-omerale, il ginocchio, la coxo-femorale.
I traumi delle ossa
Le nostre ossa sono solide ma, ma possono comunque subire lesioni chiamate traumi.
La rottura di un osso si chiama frattura. Quando si subisce una frattura, la parte del
corpo interessata si gonfia e non si riesce a muoverla. La frattura può essere semplice
quando l’osso si spezza in due parti, multipla quando si rompe in più di due parti. La
frattura è detta composta quando le parti rotte dell’osso sono rimaste allineate nella
loro posizione naturale, scomposta invece se le parti non combaciano più. La frattura
è esposta quando una parte di osso affiora all’esterno.
Lo scheletro umano è composto da 206 ossa suddiviso in tre parti: capo, tronco e arti.


Il sistema muscolare determina il movimento dello scheletro attraverso i tendini,
robuste strutture di tessuto connettivo che collegano i muscoli alle ossa.
Un movimento equilibrato viene raggiunto con la perfetta partecipazione dei muscoli
agonisti, quelli cioè che agiscono, che compiono l’azione e di quelli antagonisti,
quelli cioè che compiono l’azione contraria.
Classificazione del tessuto muscolare
Il tessuto muscolare può essere:
- Liscio: la sua contrazione è involontaria ed è presente negli organi interni ( es.
stomaco, tubo digerente e vasi sanguigni).
- Scheletrico o striato: è quello dei muscoli scheletrici, effettua movimenti
volontari e può essere veloce e potente.
- Cardiaco: si trova solo nel cuore, somiglia a quello striato ma è involontario
ed è controllato da un proprio sistema di stimolazione
I muscoli scheletrici
Sono collegati alle ossa, ognuno di esso è costituito da fasci a loro volta formati da
numerose fibre muscolari, a loro volta sono suddivise in miofibrille che se viste al microscopio appaiono formate da strisce chiare e scure, alternate, per questo il muscolo scheletrico è detto anche striato. La contrazione muscolare avviene attraverso lo scorrimento tra loro, dei filamenti che compongono la miofibrilla, ogni volta che da una cellula nervosa, situata nel midollo spinale, parte un impulso. I muscoli scheletrici non possono rimanere contratti a lungo, ma nel periodo di riposo questi non sono completamente rilassati ma si trovano in uno stato di leggera contrazione chiamato tono muscolare.


 Per quanto riguarda la funzione in genere si distinguono i muscoli delle estremità in:

·                     flessori (che piegano un'articolazione) ed estensori (che la distendono)
·                     abduttori (allontanano un arto dal piano sagittale) e adduttori (lo avvicinano)
·                     pronatori (rivolgono il palmo all'ingiù) e supinatori (lo rivolgono all'insù)
·                     rotatori interni oppure esterni.
Ogni muscolo passa sopra almeno ad un'articolazione, salvo i muscoli mimici della faccia.
Per unità locomotoria s intende in anatomia la più piccola parte di apparato locomotore in grado di fornire un movimento: é formata quindi da un'articolazione, le due ossa che la formano ed un muscolo con i relativi tendini e ligamenti.

I traumi muscolari
Il crampo: è una contrazione involontaria improvvisa e dolorosa. Può essere causato
dall’accumulo di acido lattico o anche dal freddo.
Lo stiramento: quando il muscolo viene sottoposto ad uno sforzo eccessivo si
allunga forzatamente e alcune fibre subiscono piccole lacerazioni. Provoca dolore e
irrigidimento del muscolo.
Lo strappo: è la rottura del muscolo, si verifica in caso di sforzi eccessivi e non
coordinati. Si prova dolore molto acuto e non si riesce a muovere la parte lesa che
può gonfiarsi e presentare un ematoma.
In caso di stiramenti o strappi la parte lesa va subito trattata con impacchi freddi,
bisogna sospendere l’attività e rivolgersi al più presto ad un medico.
Le fonti energetiche dell’organismo umano
Per contrarsi il muscolo ha bisogno di energia. Il carburante principale
dell’organismo umano è una sostanza chiamata ATP. Essa è presente nelle cellule
muscolari in quantità molto ridotte, sufficiente a un’ attività muscolare della durata di
circa 10 secondi. Quindi per un’attività muscolare più prolungata occorre produrre
continuamente ATP. Quando l’ATP cede al muscolo energia si trasforma in ADP, per
proseguire la contrazione occorre che l’ADP si trasformi in nuova ATP. I meccanismi
di re-sintesi dell’ATP sono due: uno aerobico, cioè in presenza di ossigeno, e uno
anaerobico, ovvero in assenza di ossigeno.
Meccanismo aerobico: utilizza gli zuccheri e i grassi combinati con l’ossigeno per
produrre ATP. Tale meccanismo permette attività di lunga durata a bassa intensità.
Meccanismo anaerobico: Si attiva quando dobbiamo svolgere sforzi intensi, per i
quali non è sufficiente l’ossigeno presente nei muscoli. Utilizza le scorte di zuccheri e
produce,oltre all’ATP, anche acido lattico che accumulandosi nei muscoli favorisce
l’insorgenza della fatica.

Il sistema muscolare

pendolo

si chiama pendolo semplice un sistema formato da una massa(m),appesa ha un filo di lunghezza(l) inestensibile di massa trascurabile rispetto m, libera di dondolare senza attrito.
la massa (che può essere schematizata con un punto materiale)si muove su un arco di circoferenza, mentre il moto armonico è un moto rettilineo.Se però ci limitiamo solo a piccole oscillazioni il tratto percorso dal punto materiale può essere considerato quasi rettilineo.

formula:
 T = 2 \pi \sqrt{\frac{l}{g}}

giovedì 3 novembre 2011

Un forum online è uno spazio (virtuale) dove persone unite da interessi particolari comuni condividono passioni ed esperienze, esprimono la propria opinione e leggono le opinioni degli altri, chiedono consigli o ne danno se possono.

Che cose un post?

Cos'è un post? Post letteralmente significa 'comunicazione', 'corrispondenza'. Nel gergo dei blogger - e in più in generale di Internet - non è altro che un articolo, un contenuto che tu pubblichi sul tuo blog. Quello che stai leggendo in questo momento è, per esempio, un post.

mercoledì 2 novembre 2011

Leve

Una leva è una macchina semplice che trasforma il movimento.
Essa è composta da due bracci solidali fra loro, cioè che ruotano nello stesso angolo e con la stessa velocità angolare, incernierati per un'estremità a un fulcro, attorno al quale sono liberi di ruotare .
I bracci di una leva sono anche indicati con i termini di braccio-potenza (P) e braccio-resistenza (R); il primo è il braccio al quale bisogna applicare una forza per equilibrare la forza resistente applicata all'altro braccio.
Formula:
                        b_1 \cdot  F_1 = b_2 \cdot  F_2
le leve si dividono in:

  • leve di primo genere: il fulcro si trova tra le due forze (interfulcrate); possono essere vantaggiose, svantaggiose o indifferenti;
LeverFirstClass.svg
  • leve di secondo genere: la forza resistente si trova tra fulcro e forza motrice (o potenza)(interresistente); sono sempre vantaggiose;
LeverSecondClass.svg
  • leve di terzo genere: la forza motrice (potenza) si trova tra fulcro e forza resistente (interpotente); sono sempre svantaggiose.
ThirdClassLever.svg

Classificazione delle leve :
In base al rapporto tra forza resistente e forza applicata (o potenza) le leve si distinguono in:
  • svantaggiose: se la forza applicata richiesta è maggiore della forza resistente, ovvero se il braccio-resistenza è più lungo del braccio-potenza (bp / br < 1);
  • indifferenti: se la forza applicata richiesta è uguale alla forza resistente, ovvero se il braccio-resistenza è uguale al braccio-potenza (bp / br = 1);
  • vantaggiose: se la forza applicata richiesta è minore della forza resistente,ovvero se il braccio-resistenza è più corto del braccio-potenza (bp / br > 1);

giovedì 27 ottobre 2011

leve

leve è una macchina semplice che trasforma in movimento, essa è composta da due bracci fra di loro c'è il fulcro attorno al quale sono liberi di ruotare